246 Visualizzazioni

“Paso”, Pier Paolo Pasolini raccontato da Lino De Venuto

14996361_10202320180202880_1498064996_nPier Paolo Pasolini è morto quaranta anni fa ma è come se fosse stato sempre presente nei dibattiti culturali di tutti questi anni: continua a graffiare le nostre coscienze,  a dividere, a sollecitare (re)azioni spesso contrapposte. Coscienza critica di un’epoca, analista scomodo, acuto, anticonformista, disarmante e preveggente della società italiana, le sue tematiche e i suoi approfondimenti mostrano la loro impressionante attualità e intrecciano di rimando incessanti e continue riflessioni, anche conflittuali, ma sempre vive e feconde.

Sceneggiatore, regista, pedagogo amato, scrittore capace di leggere e interpretare la complessità del suo tempo, di coglierne l’essenza più profonda e nascosta, di osservare quello che agli altri scivolava sotto gli occhi: ma soprattutto un Poeta coraggioso capace con la sua Poesia in(civile) di parlare di tutto e di condurre aspre battaglie sociali. Animato da una grandissima “passione per la verità” e totalmente consapevole che la verità nuda chiede sempre e comunque un altissimo prezzo da pagare.

I suoi scritti irriverenti, in un contesto editoriale paludato lontano da eccessi e scelte frontali, furono uno shock e una piccola rivoluzione culturale in un Paese che, travolto da stragi inspiegate, terrorismo e conformismo, non era abituato ad un confronto reale sui temi caldi della vita e della società. Così come un pugno nello stomaco furono i suoi audaci interventi pubblici: note le sue accuse alla televisione, al consumismo sfrenato, alla scuola, al Palazzo del Potere, ai giovani sessantottini, ai controllori della (dis)informazione pubblica, le sue opposizioni al divorzio e all’aborto. Pasolini, maestro del dissenso, ha aperto l’armadio “Italia”, ha tirato fuori i suoi scheletri e poi ha invitato gli italiani a guardarsi allo specchio. Impossibile separare l’opera dalla vita: Pasolini non si è limitato a scrivere opere più o meno belle, imperfette e/o problematiche, si è esposto al giudizio, ha “gettato la propria anima e il proprio corpo nella lotta”. Ed è proprio questo amore sconfinato, questo inesausto coinvolgimento personale che traspare da ogni suo scritto unito a una freddissima lucidità, il valore aggiunto della sua esistenza e della sua produzione artistica.

Lo spettacolo permeato da una forte fisicità, non ha alcun intento celebrativo (non sarebbe certamente piaciuto allo stesso Pasolini) e contiene non poche delle critiche, motivate o meno, che gli furono mosse,  alla base delle quali non era certo assente la sua dichiarata omosessualità. Dalla fuga dall’Eden-Casarsa a Roma, in un periodo di grandi mutamenti sociali, la rappresentazione coglie piccoli o grandi segmenti di alcune sue opere, attinge da diversi suoi scritti (anche lettere, sceneggiature, testi teatrali) che conservano intatta  la sua “vis polemica”. Al teatro, con la forza della parola, del gesto, della pantomima e delle atmosfere, il compito di cogliere lo spirito più genuino e profondo di Pasolini e rendere tangibile la sua “disperata vitalità”

Lino De Venuto

 

Fonte: www.ilmessaggeroitaliano.it

Rispondi