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L’amore semplice cantato da un giovane che ama la sua terra e il suo papà “boaro campagnolo”

Il giovane Pasquale Schiraldi, in arte PAKY canta “Campagnolo”.

Accade che mentre attendi di consumare il tuo pranzo quotidiano e stai letteralmente bighellonando con il cellulare fra le mani, ti arriva un messaggio privato su Facebook di un giovane sconosciuto che ti propone di ascoltare una sua canzone. Con scetticismo e un pizzico di pregiudizio sui tanti presunti talenti che sui social si esibiscono con scarse fortune, provi ad ascoltare la canzone…

“Però… – ti dici – è qualcosa di nuovo rispetto alla solita canzonetta italiana che parla di amore e cuore d’inverno, e sole e mare d’estate”.

“Come si chiama questo ragazzo? Ah ecco… PAKY”, al secolo Pasquale Schiraldi, vent’anni di Acquaviva delle Fonti. Viso da bravo ragazzo, voce un po’ acerba, ma pulita.. sound essenziale con una chitarra acustica arpeggiata degna della migliore tradizione cantautorale italiana. Riascolti la canzone. Questa volta il pezzo “entra”. Presti attenzione al testo e ti accorgi che parla di un “boaro campagnolo”, di un papà semplice ma “buono come il pane”.

PAKY parla di noi, della nostra terra e dei nostri affetti, quelli che una certa cultura imperialista dilagante intende cancellare e renderli meri ricordi che fanno capolino in una fredda sera di dicembre, quando accendi l’albero di Natale e piangi pensando al tempo che scorre e che tiranno cancella legami ed emozioni.

Val forte PAKY!

Non mollare mai, punta in alto… e resta quel bravo giovane genuino che sei e che emerge dalle canzoni che scrivi. L’auspicio è che l’amore che canti fecondi questa nostra società degradata in quei principi e valori che ancora resistono nel cuore di un “boaro campagnolo”.

Antonio Curci

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