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Lavoro ed emigrazione: fuga o opportunità?

Il Rapporto Italiani nel Mondo 2016, presentato in Ottobre dalla Fondazione Migrantes, sottolinea un dato significativo: nel corso del 2015 gli italiani residenti all’estero sono aumentati del +3,7%, arrivando a quota 4.811.163. Il riferimento consiste in coloro che sono regolarmente iscritti all’AIRE (Associazione Italiana Residenti all’Estero). Più del 50% di essi è di origine meridionale (il 33,8% settentrionale e il 15,4% del Centro Italia). Con il 36,7% i giovani di 18-34 anni costituiscono la fascia di età maggiormente rappresentata.

Posizionare alla base di queste dinamiche migratorie motivazioni ed esigenze legate alla ricerca di un impiego soddisfacente fa parte di un’analisi generalmente condivisa. Il quadro della situazione sarebbe sicuramente incompleto se non si guardasse a cosa succede all’interno dei confini nazionali italiani. A contrastare il fatto che i flussi migratori interni seguano una tendenza pressoché stabile (uno scostamento generale del +0,2% dal 2004 al 2014), occorre riportare l’incremento del 21,8% dei trasferimenti di laureati con età superiore ai 24 anni dal Mezzogiorno verso il Centro Nord sul periodo 2008-2014. Un’emorragia di forza lavoro, dunque. Un’emorragia di professionalità, di specializzazioni e di competenze. Un fenomeno che risente della situazione congiunturale globale, nazionale e regionale. Un fenomeno che, d’altro canto, sarebbe riduttivo restringere al solo Sud Italia. Nel rapporto su citato vengono distinti i contributi di ogni singola regione al totale degli espatri nel 2015. Il maggiore di essi viene dalla Lombardia con 20.088 unità, seguita dal Veneto. Nona la Puglia a quota 5.232. Evidentemente, oggi ad un giovane meridionale, magari laureato, non basta più trasferirsi al Nord, se un coetaneo lombardo o veneto sente l’esigenza di andare all’estero.

I dati Istat ci raccontano un Mezzogiorno con un tasso di disoccupazione giovanile (15-29 anni) spaventoso per il terzo trimestre 2016 (41%). Un tasso in crescita rispetto al terzo trimestre 2015 (39,5%) e al secondo trimestre 2016 (40,5%). Quest’ultimo passaggio risulta ancora più drastico se l’analisi viene ristretta ai soli giovani laureati (da 36,2% al 43,6%). Sono dati che stridono a confronto con la media europea del 21,1% o con la percentuale della Germania al 7% (rilevazione Eurostat Aprile 2016, tassi relativi a giovani con età < 25 anni). Dunque, una fuga di cervelli, di talenti, ma più in generale di manodopera lavorativa. Un progressivo privarsi ed impoverirsi delle regioni italiane di quelle risorse che dovrebbero costituire il perno del proprio sviluppo.

Va reso merito alle ultime amministrazioni della Regione Puglia per gli sforzi messi in atto in termini di politiche attive per il lavoro, soprattutto giovanile. Giusto per citarne alcune: “Ritorno al futuro”, progetto di alta formazione che concede finanziamenti a giovani laureati per la frequenza di master; oppure “Giovani innovatori in azienda”, esperimento con l’intento di stimolare l’incontro tra imprese e giovani con idee di innovazione; o ancora “Garanzia Giovani”, eredità di un programma nazionale che prevede attività di formazione, tirocini e apprendistato. In tutti i casi si tratta di iniziative valide che cercano di migliorare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro o di facilitare l’inserimento professionale attraverso lo sviluppo di competenze. Probabilmente andrebbero accompagnate da una politica industriale che attragga maggiori investimenti sul nostro territorio. Interventi che rallentino la fuga di capitale umano, o per lo meno la compensino con un flusso di ritorno.

Sarebbe un errore, infatti, pensare che un giovane lavoratore non possa essere colto dal desiderio, più che dalla preoccupazione, di andare fuori alla ricerca di un impiego soddisfacente. Subentrano curiosità, interesse per un ambiente diverso, voglia di fare un’esperienza fuori dall’ordinario, di arricchirsi. Dunque, a quel punto l’emigrazione più che un’esigenza diventa un’opportunità. Un’opportunità che renderebbe al massimo se fosse accompagnata da un ritorno postumo in terra di origine per restituire tutto ciò che si è appreso.

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