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Vissi d’arte vissi d’amor… Ma di arte si può vivere?

La téchne, la parola che in greco antico significa arte, racchiude in sé un significato più vasto e più complesso del termine moderno di “arte”. Il concetto di arte nel mondo antico aveva indubbiamente un soggetto più alto e un oggetto connotato in modo diverso, soprattutto riguardo alla sensibilità verso il bello.

Per Platone l’arte ha un’accezione negativa: allontana l’uomo dalla verità in quanto è copia di una copia, mìmesis. Se, dunque, è difficile ricercare la verità, lo è ancor di più partendo da una copia della realtà.

La bellezza, per Platone, non è collegata all’arte, ma all’eros, all’amore, alla Bellezza in sé. Amore è “filo-sofo”, cioè aspira alla sapienza, cercandola senza sosta, come l’amante che cerca l’amata. Il vero amore è desiderio del bello, del bene, della sapienza, dell’Assoluto.

In antitesi a Platone, per Aristotele l’arte ricrea le cose secondo una nuova dimensione, “Alcune cose che la natura non sa fare l’arte le fa, altre invece le imita”. L’arte per Aristotele non imita il mondo sensibile , ma le idee stesse: imita infatti l’universale.

Il concetto di arte subisce uno stravolgimento dal Rinascimento fino ai nostri tempi; si istituisce una separazione tra sapere e saper fare in ambito artistico e ciò ha portato alla liberalizzazione delle arti da una serie di regole prefissate.

Per Dino Formaggio “L’arte è tutto ciò che gli uomini chiamano arte”. Ad oggi è considerata da molti “l’unica definizione accettabile e verificabile del concetto di arte”, che ben lungi dall’essere una tautologia, stabilisce l’impossibilità di definire in astratto l’arte prescindendo dal contesto culturale che la riconosce e la legittima: l’arte è il suo concreto divenire.

Se si parla di arte è possibile trovare delle definizioni condivisibili, i problemi sorgono quando si cerca di definire dei canoni di valutazione dell’opera d’arte, in questo caso entriamo nell’ambito dell’estetica e della valutazione dell’opera stessa, ma anche del business.

Oggi, l’attenzione si è spostata sempre più dall’idea di bellezza e di bene, a quella di mercato e finanza, annichilendo o quanto meno danneggiando fortemente il libero pensiero critico, non soltanto nell’ambito artistico, ma anche in quello scientifico e filosofico.

«Il ruolo dell’artista all’interno del sistema dell’arte appare sempre tendenzialmente subordinato a quello dei mercanti, dei direttori dei musei, dei critici e dei collezionisti in misura direttamente proporzionale alla debolezza del suo potere contrattuale, secondo l’inesorabile e cinica ragione economica», afferma Francesco Poli nel saggio “Il sistema dell’arte contemporanea”. Certo c’ è chi si adatta, chi riesce a farsi strada in un mondo senza scrupoli, ma questo quanto allontana dall’arte nel senso più nobile del termine?

Come fa l’artista contemporaneo a inseguire la bellezza, se il bello è oscurato dal commercio? Che fine ha fatto la libertà dell’artista? Se l’arte è condizionata dal contesto culturale, evidentemente il nostro contesto culturale è davvero drammatico!

Maria Raspatelli

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