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AAA cercasi principe: il curioso caso di Seborga

Diventare principe è sempre stato il vostro sogno? Avere un principato tutto per voi è uno dei vostri maggiori desideri? Se la risposta a queste domande è sì, allora converrà che seguiate l’indizione delle prossime elezioni da parte di Marcello I (Marcello Menegatto), attuale Principe dell’autoproclamato Principato di Seborga. In tale occasione sarà specificato anche il regolamento con i requisiti di candidabilità degli aspiranti alla carica. Per il momento la Segreteria del Principato ha ricevuto alcune e-mail con richieste di informazioni da parte di soggetti anche esteri.

Piccolo borgo di 315 abitanti, situato a nord-ovest di Sanremo nell’estremo ponente ligure, Seborga ha attratto varie volte l’attenzione dei media per le vicende che riguardano la presunta indipendenza dei suoi abitanti, i seborghini, dallo Stato Italiano. Indipendenza “presunta”, perché l’Italia mantiene in maniera formale e sostanziale la giurisdizione sul territorio del comune ligure. Gli episodi degni di nota iniziano quando Giorgio I (Giorgio Carbone) nel 1963, dopo esser stato eletto Principe dai suoi concittadini, inizia a rivendicare all’Italia la sovranità sul territorio. Viene affiancato da un governo (naturalmente senza alcun potere legale), il cosiddetto Consiglio della Corona, composto da 15 “ministri”. Il Principato monarchico viene dotato di una costituzione, attraverso l’istituzione degli Statuti Generali e del Regolamento, e di un organo legislativo, il cosiddetto “Consiglio dei Priori”. La “simulazione” di un nuovo stato comprende un nuovo inno nazionale. Una bandiera e una targa automobilistica. Viene istituito un Corpo di Guardie. Vengono prodotti francobolli e persino una nuova moneta, il cosiddetto “luigino”, fissato con un valore di sei dollari statunitensi. Giorgio I conduce una serie di battaglie che lo portano di fronte alla Corte Costituzionale in Italia e alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, senza, tuttavia, ottenere alcun risultato concreto. Nel 2010 dopo la sua morte gli succede Marcello I.

Dal punto di vista storico, la tanto agognata indipendenza dallo Stato Italiano si fonda principalmente sull’episodio della vendita del territorio nel 1729 da parte dei proprietari del tempo, i monaci benedettini dell’Abbazia di Lerino. L’acquirente fu Vittorio Amedeo II di Savoia. L’atto di vendita non venne mai registrato, sostengono i seborghini. Il re, inoltre, comprò per mezzo delle sue finanze personali e non quelle del Regno di Sardegna, ragion per cui il territorio sarebbe da considerare patrimonio personale del sovrano e non facente parte del Regno. Per ultimo, Vittorio Amedeo II avrebbe rinunciato da subito alla sovranità, limitandosi al semplice possesso dei territori. Tra i vari titoli nobiliari del re, infatti, non figurava quello di “Principe di Seborga”. Il possesso, peraltro, sarebbe cessato definitivamente nel 1946 con l’esilio dei Savoia dall’Italia. La tesi della causa seborghina, dunque, considererebbe l’annessione al Regno d’Italia prima, e alla Repubblica Italiana dopo, illegittime.

La natura bizzarra delle vicende di questo piccolo borgo ha creato una notevole diffusione sui mezzi di comunicazione. Il turismo locale è stato protagonista di una grande impennata. Il paese ha risentito positivamente dal punto di vista economico e della visibilità. Tv e riviste europee, americane e anche giapponesi hanno parlato di Seborga. Solo per fare due esempi, Wall Street Journal di New York o The Telegraph di Londra. La curiosità dei due giornali sarebbe nata nel corso del 2016, in seguito alla diffusione di un video in cui un certo francese Nicolas Mutte si autoproclamava “Sua Altezza Nicolas I”, di contrasto a Marcello I. Dunque, anche una rivendicazione al trono del principato. Giusto perché a Seborga non ci si fa mancare nulla. Neanche il gossip!

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