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Colpo di scena, a Sanremo vince Gabbani

La notte sanremese ha emesso il suo verdetto. Quando tutti attendevano la proclamazione della vincitrice annunciata Fiorella Mannoia, è arrivata a sorpresa la vittoria di Francesco Gabbani con Occidentali’s Kharma, un brano outsider ma che, a bocce ferme, definiremmo sicuramente come il più orecchiabile ed originale tra quelli in finale. Lo scorso anno aveva vinto tra le nuove proposte con “Amen” ed aveva preceduto proprio Ermal Meta – ospite della nostra trasmissione Incontri musicali – che in questa edizione del festival conquista un brillante terzo posto tra i big alle spalle della seconda classificata Fiorella Mannoia.

Il terzetto sul podio non annovera alcun cantante proveniente dai talent, un dato quasi paradossale vista la presenza di Maria De Filippi che può ritenersi la madrina di molti tra i cantanti del momento. Grande fair play da parte dei “battuti” – si fa per dire – Mannoia e Meta che invece hanno accolto con grande soddisfazione il prestigioso piazzamento. Il televoto ha inciso per il 40%, mentre il peso della giuria di qualità e di quella demoscopica era del 30% per ciascuna.

Gabbani vince anche il premio “Tim Music”. Fiorella Mannoia porta a casa anche il premio sala stampa “Lucio Dalla” assegnato da radio e tv e il “Sergio Bardotti” come miglior testo (di Amara e Mineo). Ermal Meta, dopo essersi aggiudicato il premio per le cover nella serata di venerdì, si aggiudica anche l’ambito premio della critica “Mia Martini”. Al Bano – eliminato dalla finalissima – si consola con il premio “Bigazzi” per il miglior arrangiamento. Un piccolo atto che alcuni hanno rimproverato al cantante di Cellino San Marco – sicuramente deluso per l’esclusione – è l’aver sottratto un fiore al bouquet di Ermal Meta, quasi a volersi autopremiare in gesto simbolico; ciò è parso al limite dell’arroganza, ma va tuttavia sottolineata la grande prova di Al Bano che – com’è noto – ha affrontato il palco dell’Ariston nonostante fosse reduce da un intervento al cuore.

Vince dunque il 34enne Francesco Gabbani con il brano più moderno della kermesse, quello meno “sanremese” come spesso si identifica un certo tipo di musica adatta a quella platea. Sui social aveva già conquistato i consensi del pubblico con quel dissacrante balletto con lo scimmione, mentre sui ledwall – ovvero la scenografia ad immagini variabili – si susseguivano i “mandala” a richiamare il tema del Kharma. Una canzone molto radiofonica, che certamente confermerà il risultato dell’Ariston diventando un tormentone di fine inverno.

La finalissima si è regalata uno special guest come Zucchero, per il quale c’è stata una standing ovation dopo il duetto virtuale con Pavarotti.

Alvaro Soler ha trasformato Sanremo nel Festivalbar, facendo ballare tutto il teatro con i suoi successi estivi. Invece Geppi Cucciari ha trasformato l’Ariston nello studio di “C’è posta per te” sostituendosi a Maria che si è accomodata sul divano. Poche altre concessioni alla comicità per una serata finale che ha dato molto spazio alla musica. E così doveva essere.

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