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Domani a Gerusalemme cerimonia ecumenica per l’inaugurazione del Santo Sepolcro restaurato

Nella basilica è prevista, alle ore 10, una cerimonia ecumenica per celebrare l’inaugurazione, dopo 10 mesi di lavori

 

Completati i lavori di restauro nel Santo Sepolcro. Pellegrini, fedeli e visitatori potranno ammirare la bellezza della tomba di Cristo, priva delle travi di ferro, da domani (22 marzo): nella basilica è prevista, infatti, alle ore 10, una cerimonia ecumenica per celebrare l’inaugurazione, dopo 10 mesi di lavori.

Tra i celebranti i rappresentanti delle tre Chiese firmatarie dell’accordo che ha consentito l’avvio dei lavori: Theophilos III, patriarca greco-ortodosso, padre Francesco Patton, custode di Terra Santa, Nourhan Manougian, patriarca armeno apostolico.

Significativa la presenza di monsignor Perbattista Pizzaballa, oggi amministratore apostolico del Patriarcato di Gerusalemme dei Latini, che firmò l’accordo mentre era ancora custode di Terra Santa.

Particolarmente attesa, secondo quanto riferiscono dalla Custodia di Terra Santa, la presenza del patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I, che torna a Gerusalemme dopo il suo incontro, nel 2014, con Papa Francesco, sulle orme del suo predecessore Atenagora. Presenti anche tutti gli ausiliari patriarcali delle Chiese del Santo Sepolcro, copti, siriaci e etiopi, oltre ai rappresentanti delle altre Confessioni cristiane di Terra Santa.

I lavori hanno avuto inizio a maggio dello scorso anno e seguono quelli realizzati nel 1947 dagli inglesi che, tuttavia, non riuscirono a terminarli a causa del mancato accordo tra le tre comunità religiose che gestiscono la basilica, armeni, ortodossi e francescani. Furono gli inglesi, infatti, ad avvolgere con travi di ferro l’edificio per impedirne il crollo.

L’accordo attuale è stato raggiunto nel 2016 e salutato dalla Custodia di Terra Santa come “momento storico per la basilica del santo Sepolcro”. Secondo quanto riferito dalla Custodia di Terra Santa tra oggi e domani dovrebbe essere annunciato un nuovo accordo per la continuazione dei lavori. A questa seconda fase contribuirà anche la Santa Sede con 500mila dollari. Contributo che verrà erogato “dopo che le comunità titolari dello status quo avranno costituito di comune accordo un apposito Comitato”.

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