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E’ necessario “Rafforzare la non violenza”. Presentati a Bari gli esiti del progetto

Assessora Bottalico: “Abbiamo lavorato non solo sull’ascolto e la tutela delle vittime, ma anche sulla prevenzione e l’educazione alla non violenza”.

 

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Non c’è molto da discutere, la via d’uscita al dilagare di episodi di violenza, malaffare e sfruttamento minorile è il rafforzamento della cultura della non violenza. Questa mattina sono stati presentati, presso il Comune di Bari, i risultati del protetto “Rafforzare la non violenza”, il programma di azioni che l’assessorato al Welfare ha realizzato ad integrazione delle attività del Centro comunale antiviolenza e della rete cittadina “generareculturenonviolente” al fine di rafforzare la rete costituita sul territorio.

La scelta dell’assessora Bottalico è stata decisamente coraggiosa: lavorare sull’uomo attraverso l’arricchimento degli interventi già effettuati dal Centro antiviolenza, al fine di potenziare la diffusione e la fruibilità sul territorio cittadino di attività di sostegno socio-pedagogico e di educazione alla legalità rivolte ai minori coinvolti, sia in veste di vittime sia di autori di episodi di violenza. L’obiettivo è stato quello di individuale gli strumenti più idonei in grado di sostenere le vittime in situazioni di emergenza.

Il progetto è durato un anno ed è stato finanziato dalla Regione Puglia per un importo pari a 40mila Euro.

Diverse le linee di intervento sulle quali si è mosso il Centro antiviolenza: dalla costruzione di “culture non violente” attraverso l’ampliamento dei canali di comunicazione esistenti, alla facilitazione di accesso degli utenti ai servizi, passando per la creazione di gruppi di mutuo-aiuto e lo sviluppo di azioni di supporto educativo, psicologico e sociale in accordo con le istituzioni territoriali.

Gli esiti finali del progetto sono stati illustrati dall’assessora al Welfare Francesca Bottalico, dalla responsabile del Centro di Giustizia Minorile Francesca Perrini, dalla responsabile del Centro comunale antiviolenza Anna Coppola De Vanna e dai referenti dei centri educativi coinvolti.

“Siamo qui per presentare il report di un’azione di consolidamento a contrasto della violenza – ha detto Francesca Bottalico -. Abbiamo dato vita ad un’azione sperimentale nell’ambito del programma di contrasto alle violenze che quotidianamente l’assessorato, insieme alle associazioni, al Centro antiviolenza comunale e alle realtà impegnate sugli stessi temi, come i centri aperti polivalenti per minori, porta avanti in un lavoro di rete. “Rafforzare la non violenza” è stato realizzato in collaborazione con la Regione Puglia, la Prefettura, le Forze dell’ordine, le scuole cittadine e tutti i centri socio educativi territoriali, i Municipi, la coop Alleanza 3.0 , i centri Famiglia e alcune comunità di minori. Abbiamo lavorato non solo sull’ascolto e la tutela delle vittime ma soprattutto su un programma di prevenzione e di diffusione delle informazioni in tutti i luoghi della città, non solo quelli istituzionali. Tutta l’attività di questi mesi si è svolta attraverso sportelli informativi itineranti nelle piazze e nei municipi di tutta la città, una campagna comunicativa realizzata insieme a delle illustratrici con l’idea che si possa parlare della violenza partendo da quanto le vittime di violenza – siano donne, bambini, adolescenti o anche uomini – abbiano dentro di sé per rinascere, per ricostruirsi una vita. Non a caso, forse per la prima volta, l’immagine utilizzata è un’immagine positiva, che parla di forze e di possibilità. E va nella stessa direzione l’azione sperimentale avviata con il ministero di giustizia e con la dottoressa Perrini sui minori coinvolti in reati abuso e violenza, che ci ha consentito di ascoltare questi minori per far sì che possano rielaborare anche il loro istinto violento per diventare uomini più consapevoli e, speriamo, in futuro “non violenti”. Sappiamo infatti che spesso chi è stato vittima di violenza  specialmente negli anni di formazione e non ha la possibilità di rielaborare il proprio vissuto e di essere accompagnato rischia di essere ingoiato da una spirale e agire a sua volta violenza. Nei mesi del progetto sono aumentate anche le denunce e le richieste di aiuto di donne vittime di abuso, il che ci fa pensare ad una forte efficacia della comunicazione anche attraverso i social media e i presidi creati. Fondamentale  è stato l’investimento educativo realizzato in termini di prevenzione: sono stati avviati numerosi percorsi educativi con adolescenti e preadolescenti, con scuole e centri educativi in tutti i quartieri attraverso momenti di incontro, confronto, anche utilizzando strumenti espressivi e artistici. Ne è un esempio il centro aperto polivalente per minori gestito dalla cooperativa Gea nel quartiere San Pio che con i suoi educatori e adolescenti ha portato in musica le emozioni e le storie di molte donne vittime di violenza. La nostra idea è che si possa e si debba parlare di non violenza a tutte le età, a partire proprio dai più piccoli”.

“Grazie a questo progetto – ha commentato Francesca Perrini – abbiamo colto l’opportunità di investire sull’educazione alla non violenza dedicando un segmento delle attività ai ragazzi sottoposti a misure penali per reati legati alla violenza e accolti in comunità, offrendo loro spazi di ascolto, attività sperimentali, laboratori creativi che gli consentissero di sentirsi protagonisti in temi e contesti completamente diversi dalle loro esperienze pregresse. La violenza, infatti, è un codice di comportamento che si apprende in primo luogo nei contesti familiari e sappiamo che avere cura dei più piccoli è un impegno che deve vedere unite tutte le istituzioni, perché significa avere cura del futuro stesso della nostra comunità. Questo progetto testimonia l’importanza della mediazione e delle esperienze di giustizia ripartiva che offrono agli autori di violenza la possibilità di dimostrare a se stessi e alla società di avere altre abilità, e quindi una possibilità di scelta. La giustizia minorile è particolarmente interessata a questi percorsi che lavorano per prevenire i fattori di rischio più seri e mirano a promuovere un benessere sociale duraturo”.

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