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L’industria dello sport, un business da ripensare

La copertina a cura di Maria Raspatelli della 33^ puntata di “che Impresa-Istruzioni per l’us0” in onda su Fly TV Canale 218  (Ven.  ore 22:00 – Sab.  ore 19:00  – Dom. ore 23:00 – Lun.  ore 18:00 – Mar.  ore 21:00 – Mer.  ore 23:00 – Gio.ore 13:00) e su Delta TV Canale 78 (Sabato  ore 00:00 – Mercoledi  ore 21:10).

Ospiti in studio: Flora Benincaso (tutor di orientamento sportivo), Daniela Marrocco (coach area business & sport), Pasquale Adamo (Direttore di Master Coach Italia)

Il settore dell’industria sportiva è diventato, negli ultimi anni, sempre più centrale nell’economia del Paese.

In linea con questa tendenza stanno emergendo nuove esigenze in campo sportivo che fino a qualche anno fa erano presenti solo in una quota minima. Accanto ad esse, nasce anche il bisogno di nuove professionalità e di maggiore specializzazione.

Il mercato dello sport richiede figure capaci di gestire strategicamente le organizzazioni sportive, che abbiano competenze certificate per gli aspetti gestionali, giuridici e amministrativi di un’azienda sportiva. Devono essere in grado di districarsi con disinvoltura e creatività all’interno del complesso mondo delle organizzazioni sportive.

La figura del Manager dello sport, formato e competente, inizia solo ora a fare capolino nei vari programmi e master universitari, ma è ancora poca cosa rispetto all’esigenza del mercato.

Spesso questo compito è stato affidato ad atleti o ad ex atleti, quasi che l’essere stato uno sportivo abiliti di per sé ad essere un manager competente. È come se un alunno bravo da un giorno all’altro fosse “gettato” in una classe, chiedendogli di insegnare, senza prima averlo corredato di tutte le competenze didattiche, relazionali, gestionali e giuridiche che fanno di uno studente un docente di successo.

Anche per lo sport vale lo stesso principio; non basta essere stato un eccellente sportivo per essere automaticamente un manager dello sport vincente. Il manager dello sport oggi deve sapere come gestire stadi e arene, deve occuparsi dello sviluppo della base, dai fan agli sponsor, dei sistemi delle Licenze; deve essere in grado di pianificare abilmente sia gli obiettivi a medio e lungo termine sia la strategia d’azione. Il manager, opportunamente formato, sa gestire un brand e sa renderlo internazionale; ha uno sguardo previsionale sulle generazioni future sia in ambito economico sia sociale.

Questi, insieme a tanti altri aspetti del mercato delle sport, richiedono una competenza specifica che non può più essere lasciata all’improvvisazione o all’approssimazione.

Se in Inghilterra è partita una campagna per incoraggiare l’ingresso delle donne nella governance delle istituzioni sportive e giungere alla quota del 30% dei talenti formati, in Italia il problema della formazione della leadership si pone sia per le donne sia per gli uomini.

La missione è preparare talenti in grado di assumere ruoli manageriali nel settore sportivo.

Due, quindi, le sfide per il futuro: preparare la leadership e abbattere le differenze di genere per l’accesso a tali ruoli, perché nel talento la differenza non è il genere, ma la competenza!

Maria Raspatelli

 

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