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Formula 1, GP USA: Kimi is back

Dopo cinque anni, Kimi Raikkonen torna sul gradino più alto del podio. La gara di Austin – spettacolare sotto vari aspetti – restituisce il sorriso al finnico e alla Scuderia Ferrari, che ritrova sin dalle prove libere la competitività smarrita nelle ultime settimane.

Una vittoria – la sesta stagionale per le Rosse – resa possibile grazie alla determinazione di non mollare, rimanere concentrati sino all’ultimo, nonostante il titolo piloti sia diventato quasi impossibile da portare a casa.
Dopo nuvole e pioggia, il sole texano illumina una Ferrari che nelle FP3 lancia segnali positivi. La SF71H si conferma veloce anche nelle qualifiche, dove solo un Hamilton chirurgico riesce a soffiare la pole position alle monoposto italiane. Segno che le Mercedes e le Ferrari sono nuovamente allineate in termini di prestazioni. Raikkonen conquista la posizione numero due in griglia, mentre Vettel – sanzionato per non aver rallentato nelle prove libere sotto il regime di bandiera rossa – è costretto a partire dalla sesta piazzola. Il tedesco si dichiara sorpreso, dopo le qualifiche, per la ritrovata competitività.
Al via, Hamilton viene scavalcato da Kimi che sfrutta il vantaggio dell’ottimo scatto e della prima curva a suo favore, in fotocopia con quanto avvenne lo scorso anno per mano di Vettel. Il tedesco affianca Ricciardo ma alla curva 13 una sbavatura di Seb innesca un contatto con l’australiano e il ferrarista ha la peggio, finendo in testacoda per essere quindi risucchiato nelle retrovie. Nelle posizioni di testa le strategie sono differenti: Raikkonen ha le gomme Ultrasoft, Hamilton e Bottas hanno montato le Supersoft così come Vettel, che precipitato al quindicesimo posto inizia una rimonta. Anche Verstappen risale diverse posizioni e si pone a ridosso dei primi. Un black out elettrico ferma l’altra Red Bull di Ricciardo e il direttore di gara Charlie Whiting ordina la Virtual Safety Car. Ne approfitta Hamilton che monta le Soft perdendo pochi secondi rispetto al leader della corsa. Ancora ordini di scuderia in casa Mercedes impongono a Bottas di lasciar passare il compagno di squadra. Raikkonen tiene duro con le ultrasoft, dopo ventuno giri si ferma ai box per montare le gialle e tentare la strategia di una sola sosta. Scambio di posizioni con Vettel – che deve ancora effettuare il pit stop – e successivamente le Soft vengono montate anche sulla monoposto di Seb. Con le gomme più fresche, Kimi macina giri veloci per poter restare davanti alle due Mercedes dopo i rispettivi pit stop – il muretto Ferrari gli comunica che la strategia di Hamilton è su due soste – e quando al trentasettesimo giro si ferma la numero 44, Iceman torna in testa.
La gara si infiamma negli ultimi dieci giri con Kimi davanti, Verstappen brillantemente secondo e Hamilton terzo – dopo aver ricevuto strada libera dal suo “maggiordomo” Bottas – con Vettel in quinta posizione in avvicinamento sullo stesso Bottas. Verstappen decide che Hamilton di là non passa e si difende da grande campione, conscio che l’inglese – che ad Austin avrebbe potuto chiudere i conti per il titolo piloti – deve pensare alla classifica e uno zero non sarebbe l’ideale. Vettel invece riesce a sorpassare Bottas che forse con un po’ di malizia cerca di accompagnarlo fuori pista ma poi è lui a finire lungo in frenata. Quarta piazza per Seb che costringe Hamilton a rimandare la festa. Non si smentisce Iceman dopo il trionfo: “Ho vinto, sì, ma non mi cambia la vita”. Con questa vittoria Kimi diventa il finlandese più vincente in Formula 1 superando Mika Hakkinen.
Una Ferrari risorta, ma anche tanto rammarico per quanto successo dopo Monza: da essere la vettura da battere, la SF71H ha perso il vantaggio accumulato per metà stagione, complici qualche errore di Vettel e varie pecche nelle strategie. L’impressione è che l’Hamilton di quest’anno – per carità, impeccabile – sia stato in grado di demolire psicologicamente il tedesco della Ferrari mettendolo nelle condizioni di perdere lucidità, concentrazione, capacità di ragionare sotto pressione. Errore madornale anche quello di annunciare il nome di Leclerc come nuovo pilota al posto di Raikkonen proprio a Monza, dove era fondamentale la doppietta Vettel-Raikkonen attuando un gioco di squadra di cui la Mercedes ha bellamente abusato durante tutta la stagione.
Molti si chiedono cosa sia successo al team di Maranello e come sia stato possibile dilapidare tanta superiorità tecnica. Una spiegazione l’ha fornita lo stesso Vettel nelle interviste post-gara di Austin. Il tedesco ha dichiarato: “Siamo tornati indietro di un paio di passi nelle specifiche della macchina e sembra funzionare molto meglio. Se per andare bene siamo stati costretti a tornare ad una monoposto utilizzata tre o quattro mesi fa, la competitività di oggi non può essere considerata una buona notizia. Credo sia molto importante capire cosa non ha funzionato, ci sono molti compiti a casa da fare”. In particolare, gli ingegneri della Ferrari sono tornati alle vecchie configurazioni aerodinamiche, dato che le ultime evoluzioni avevano evidentemente complicato la messa a punto e il comportamento della vettura.

Ferrari SF71H: dettagli del fondo nella configurazione scesa in pista ad Austin

“Non credo ci sia un problema in particolare e alla fine la situazione sembra molto peggio di quello che in realtà è. Da parte mia non ho problemi ad ammettere gli errori che ho commesso, così come alcune circostanze che non ci hanno aiutato. Ma penso che il punto cruciale sia che per gran parte della stagione non abbiamo avuto la velocità per essere davvero lì davanti come avremmo voluto, e questo a volte ha causato altri problemi che non ci hanno aiutato. Nel complesso – ha concluso Seb – abbiamo il potenziale per fare molto bene, anche se sotto alcuni aspetti dobbiamo ancora crescere ed imparare. Penso che ci saranno diverse cose durante l’inverno, aspetti che riguardano tutti noi, me incluso”.
Cosa realmente stia accadendo nelle segrete stanze del team Ferrari, in pochi lo sanno. Se vi siano dissidi tra Arrivabene e Binotto, se lo sviluppo della monoposto dopo Spa abbia preso una direzione sbagliata, se siano stati commessi errori imperdonabili per una Scuderia che punta al mondiale, tutto ciò andrà esaminato a bocce ferme. Il prossimo appuntamento – domenica 28 ottobre – è il GP del Messico che, verosimilmente, incoronerà Hamilton. Ma per gli uomini di Maranello è imperativo non regalare più alcun vantaggio al team anglo-tedesco e puntare almeno alla conquista del titolo costruttori.

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