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Debussy preraffaellita, impressionista, simbolista, astrattista

Claude Debussy suonato e raccontato da Ilia Kim, la pianista di fama internazionale che l’Agìmus torna ad ospitare al Teatro van Westerhout a cinque anni di distanza dal suo ultimo concerto a Mola di Bari. L’appuntamento è in programma domenica 25 novembre, ore 19.30 (info 368.568412) per le Stagioni organizzate dell’Associazione Giovanni Padovano Iniziative Musicali nella Rete di musica d’arte Orfeo Futuro.

Ex enfant prodige, e oggi tra le stelle più luminose del pianismo mondiale, Ilia Kim terrà un recital dal titolo «Debussy preraffaellita, impressionista, simbolista, astrattista» con il quale documenterà – sulla base dei rapporti intrattenuti con gli esponenti delle arti figurative in un momento di rivoluzione delle regole formali – le varie fasi della parabola artistica del compositore, del quale quest’anno ricorre il centenario della scomparsa. Infatti, i brani in programma abbracciano l’intero arco dell’attività di Debussy, dai giovanili «Arabesques» (1888-1891) e «Claire de lune» (1890) ai «Préludes» (1908) e alle «Ètudes» (1915).

Come spiega il musicologo Piero Rattalino, nonostante i rapporti con i poeti simbolisti Mallarmé e Maeterlinck, al momento della sua prima affermazione Debussy venne visto come impressionista, dunque come l’equivalente in musica dell’impressionismo pittorico, mentre «l’appartenenza al simbolismo è sicuramente quella che meglio definisce, in senso generale, l’arte del musicista e compositore francese». Eppure anche questo legame può risultare riduttivo, visto che Debussy  compose il suo primo capolavoro, la cantata «La Damoiselle élue», su testo di Dante Gabriele Rossetti, esponente tra i maggiori della corrente preraffaellita. Senza dimenticare che le sue ultime creazioni furono coeve, nel tempo e nello spirito, alla nascita dell’astrattismo a opera di Mondrian.

I segni di questa evoluzione sono ben presenti nella produzione per pianoforte del compositore di Saint-Germain-en-Laye, che fu uno straordinario innovatore della cultura musicale occidentale, profondamente legato all’irripetibile temperie artistica «fin de siècle». E riproponendola in concerto, come fosse una promenade, Ilia Kim ricostruisce sinteticamente la poetica di colui che, in un momento di svolta per tutte le arti, traghettò la musica dall’Ottocento al Novecento, dal tardo Romanticismo alla modernità, rendendo la propria personale poetica il manifesto di un’epoca.

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