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Sorsi di emozione e ricordi dalla Toscana alla Puglia. Una bella serata alle Cantine Coppi

 

Partecipare alla reunion della famiglia Coppi in quel di Turi in provincia di Bari , fra i 70 invitati selezionati fra addetti ai lavori e opinion leader, è stato per noi motivo di orgoglio e di vanto perché abbiamo avuto l’opportunità di toccare con mano e poter quindi raccontare la storia di due famiglie, i Coppi e i Zaccheo che hanno dato vita a due autentiche eccellenze nel settore della produzione del vino in Italia: le case vinicole Coppi e Carpineto.

In una suggestiva quanto elegante sala dell’antica cantina Coppi, il noto giornalista Rai Attilio Romita ha introdotto Antonio Mario Zaccheo, patron della cantina Carpineto, che visibilmente commosso,  ha raccontato le vicende lavorative di un grande appassionato di vini, il papà Antonio.  Il capostipite della famiglia Zaccheo negli anni ’40, partendo proprio da Turi dove già produceva un eccellente vino, prima si sistemò nel Lazio per poi, insieme al figlio, approdare in Toscana, dove attualmente la casa vinicola Carpineto produce una selezione di vini di grande pregio, in particolare il Chianti Classico esportato per il 90% in tutto il mondo.

Proprio in Toscana un allora giovanissimo enologo, Antonio Coppi, chiese di poter lavorare nella casa vinicola Carpineto. Antonio Zaccheo capì subito le grandi potenzialità e competenze di Coppi, ma, come si fa con un buon vino appena prodotto, decise di farlo maturare attraverso il lavoro, quello più umile ma senza il quale alcun obiettivo di valore può essere raggiunto. Il giovane Coppi partì proprio dalla pulizia delle botti: si tolse il camice bianco dell’enologo, scese negli scantinati dell’azienda, indosso gli stivali e il camice nero dell’operaio della vigna e così senza se e senza ma, iniziò quella che poi è stata una grande carriera vitivinicola, oggi portata avanti con fierezza dai figli Lisia, Miriam e Doni e dalla moglie Eleonora.

Due famiglie, i Coppi e i Zaccheo, le cui storie si incrociano continuamente da almeno 50 anni, come i loro vini più rappresentativi. La serata infatti ha visto confrontarsi in una blind testing il Senatore Primitivo di Gioia del Colle Doc 2013 prodotto da Coppi e il Chianti Classico Docg Carpineto 2013 dell’omonima famiglia. Da bottiglie abilmente cammuffate, le sommelier hanno versato nei calici degli ospiti i due rossi, assaporati in sequenza. A narrare con passione e poesia le qualità organolettiche e olfattive dei due pregiati vini, ci ha pensato Giuseppe Baldassare, il sacerdote del vino, degustarore e relatore AIS.

Solo alla fine del gioco, Matteo Carrozzini e Antonio Riontino, rispettivamente miglior sommelier Ais Puglia 2018 e 2017 hanno svelato, con il solo gusto di lingua e palato, le tipologie di vino assaggiate: da una parte il primitivo di Gioia del Colle, dall’altra il Chianti Classico composto da una blend di San Giovese e Trebbiano.

Il finale è stato gestito con in modo brioso e con un po’ di pepe dal giornalista Attilio Romita che ha intervistato gli esponenti dei due più famosi primitivi di Puglia: Vincenzo Carrasso dell’AIS Murgia sostenitore del Primitivo di Gioia del Colle e Domenico Stanzione dell’AIS Taranto dove si produce il Primtivo di Manduria. “Qual è il più buono?”, ha chiesto AttiIio Romita. In coro e con il sorriso sulle labra, Carrasso e Stanzione hanno risposto: “il primitivo di Puglia che è uno solo. il resto lo fanno il sapere degli uomini unito alle caratteristiche dei territori in cui prospera.

Antonio Curci

 

 

 

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